mercoledì 27 luglio 2016
lunedì 11 luglio 2016
lunedì 27 giugno 2016
martedì 21 giugno 2016
domenica 12 giugno 2016
domenica 5 giugno 2016
Metempsychosis nunc et now
Metempsychosis nunc et now domenica 5 giugno Museo
archeologico - Caltanissetta
- in occasione del finissage "sulle sponde dell'Himeras"
personale di Gianni Santagati
Metempsychosis nunc et now Autore: Michele Celeste Regia: Michele Celeste Allestimento e produzione: Compagnia OfficinaTeatro diretta da Michele Celeste Anno: 2016 Genere: Corto Teatrale. Attori: Anita Donisi, Daniela Garofalo, Michele Celeste, Lino Pantano, Bandjogou Sakone. Allestimento scenografico e costumi: Marco Tullio Mangione Audio editing: Aldo Giordano Il dipinto Mattanza Ellenica è di Michele Ruvolo, collezione privata di Michele Celeste Le voci registrate sono di Eduardo De Filippo (discorso registrato a Taormina) e Ignazio Buttitta (discorso registrato a Palma di Montechiaro). Il canto A la matri di li carusi è di Giancarlo Curto La sedia su cui sedette, per la stipula dell’Armistizio di Cassibile, Eisenhower appartiene alla collezione privata di Michele Celeste
Sinossi
Il titolo dello spettacolo Metempsychosis nunc et now non significa nulla, assolutamente nulla. E’ un atto di resistenza, questo sì. E’ un’idea, questo sì. Un’idea che non risiede nell’ordine della comunicazione in quanto vuole veicolare alcuna informazione. Tuttavia penso che l’arte non sia uno strumento di comunicazione e che non contenga la benché minima informazione. E’ semmai un efficace atto di resistenza, forse il più efficace. Proviamo a riflettere su cosa possa essere la morte. Ognuno di noi svilupperà una propria riflessione, un concetto. Siamo nel bel mezzo del ragionamento filosofico: la filosofia inventa concetti. Condivido l’idea che Malraux ebbe dell’arte intesa come atto di resistenza alla morte. L’arte è l’unica cosa che possa veramente resistere a tutto, almeno finché sopravvive l’uomo stesso. La metempsicosi, passaggio delle anime, è quella teoria secondo la quale le stesse vanno soggette a successive reincarnazioni. Platone la ritenne necessarie per espiare una colpa originaria. L’opportunità concessa all’anima per ritornare nel mondo delle idee, nello stato di eterna beatitudine conseguita attraverso la contemplazione della verità. Gli gnostici ritennero che la metempsicosi fosse espiazione e mezzo per aprirsi alla gnosi totale. Ed è appunto l’immanenza delle arti e della parola dell’attore, che trasmigra e si fa corpo nello spettatore; la resistenza che il teatro e l’attore oppongono alla morte, l’argomento affrontato in questo corto teatrale. Al centro della scena il dipinto Mattanza ellenica, di Michele Ruvolo e la sedia su cui, nel 1943, sedette Eisenhower per la stipula dell’Armistizio di Cassibile. Due elementi emblematici per quella resistenza dell’arte di cui abbiamo detto. Questo corto teatrale è anche resistenza opposta alla pianificazione del passaggio da una società disciplinare ad una di controllo. Ci vogliono fare credere che vivremo in una società libera dove non ci saranno officine e fabbriche, che già fanno acqua da tutte le parti. Ad esse preferiremo il sub appalto e il lavoro a domicilio, il tutto libero e allo stesso tempo controllato. Studieremo e al tempo stesso impareremo la professione. Costruiremo autostrade per raggiungere liberamente qualsiasi posto del mondo e nello stesso tempo aumenteranno le occasioni di controllo. Non più reclusi ma liberi. “Liberi” e totalmente controllati. L’informazione è diventata via via il sistema controllato delle parole d’ordine. Solo nell’arte vi si può trovare la possibilità di resistere e di essere veramente liberi nella creazione. Per questi motivi l’attore è chiamato a compiere un atto straordinario, che implica inevitabilmente il coraggio di assumersi la responsabilità della vita. Qui sta il punto. L’attore è più che un mestiere, è una missione che non potrà essere esercitata se non si ha il coraggio di assumersi, con lucidità, le responsabilità che la vita pone. Attore e spettatore (in cui trasmigra, si incarna e vive la parola dell’attore) lottano per il diritto ad uno sguardo davvero libero da preconcetti e dalle mostruosità del mondo contemporaneo: arrivismo, mancanza di emozioni, idiozia, pregiudizi. L’idiota non è un mostro? Eppure molti ritengono che il mostro è l’immigrato, il diverso, il portatore di handicap, l’emarginato cioè tutti coloro che sono differenti dal modello di perfezione imposto dalla nostra società. Avere il coraggio di guardare a queste persone nella loro bellezza originaria, lo ritengo un fatto politico rivoluzionario e una scelta davvero libera. L’esperienza vissuta con Metempsychosis nunc et now sarà certamente, per gli attori e per gli spettatori, veramente importante e quindi straordinaria. Un atto di resistenza vissuto e condiviso attraverso il corpo e la lingua degli attori (dal maliano salakoné al siciliano), la parola dei poeti, i concetti dei filosofi, il segno degli artisti (il dipinto Mattanza ellenica) e quello della storia (la sedia di Eisenhower).
lunedì 30 maggio 2016
CAPITAIN
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Le origini della Real Maestranza risalgono ad antiche tradizioni medievali, di cui troviamo ancora traccia nel suo attuale cerimoniale. La Maestranza così come la conosciamo oggi nasce nel 1551, quando venne formata come milizia cittadina per difendere Caltanissetta in caso di invasione dei Turchi.[2] Essa era formata da artigiani (mastri, appunto), divisi in varie categorie (formate interamente dai mastri che esercitavano lo stesso mestiere), e guidata da un capitano d'armi, generalmente un nobile. L'attuale processione ebbe origine dal fatto che la mattina del mercoledì santo, a conclusione delle quaranta ore in cui il Santissimo Sacramento (il Venerabile) rimaneva esposto all'interno della chiesa madre all'adorazione dei fedeli, la Maestranza salutava, armata di archibugi e picche, l'ostensione del Venerabile, che veniva mostrato dal parroco alla folla in uno ostensorio dal sagrato della chiesa madre. In quel momento la Maestranza sparava a salve con gli archibugi per rendere l'onore delle armi al Santissimo Sacramento.
Il titolo di "Reale" le fu attribuito nel 1806 da Ferdinando IV di Borbone che, trovatosi in visita a Caltanissetta, restò impressionato dalla grande sfilata della Maestranza. Nel 1821la milizia perse il suo carattere militare, per timore che potesse sostenere possibili rivolte anti-borboniche. Le armi furono sostituite con i ceri, con cui ancora oggi vanno in processione, continuando però a partecipare a importanti manifestazioni religiose cittadine come la processione del Cristo Nero del Venerdì santo.
Il fulcro attorno al quale ruota la processione, e tutti gli altri avvenimenti della Settimana Santa, è il Capitano, un artigiano scelto ogni anno in una categoria diversa, che durante tutta la settimana gode di alcuni privilegi: ha in consegna le chiavi della città; porta con sé la spada, simbolo di comando; si cinge della fascia tricolore, simbolo della fedeltà all'autorità statale; riceve la nomina a Cavaliere della Repubblica.
Durante la processione, il Capitano è preceduto dallo Scudiero, che porta innanzi lo scudo e la lancia. Ancora davanti allo Scudiero è l'Alfiere Maggiore, che apre il corteo portando il vessillo raffigurante tutti i Santi Patroni delle categorie. Per ogni categoria, poi, è nominato un Portabandiera, che ne porterà il vessillo, e un Alabardiere.
Oltre a queste cariche, rinnovate di anno in anno, ve ne sono altre che hanno mandato più lungo: il Gran Cerimoniere, solitamente il Mastro più anziano, il Maestro Cerimoniere, il Cerimoniere Ecclesiastico, il Responsabile di Corteo, il Console Generale, i Membri del Direttivo, i Consoli di Categoria. Infine, tutti gli altri artigiani sono i Milizioti, termine che ricorda l'antica origine della Maestranza.
(descrizione tratta da Wikipedia, l'enciclopedia libera).
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domenica 22 maggio 2016
venerdì 20 maggio 2016
" BOOKS TO CIRCLE" installation
mercoledì 18 maggio 2016
martedì 17 maggio 2016
work in progress "ORO AMARO"
Verso l'invisibile
venerdì 13 maggio 2016
INVISIBILE
Mostra
d’arte contemporanea “Invisibile”
Mercoledì
18 maggio – Sabato 11 giugno 2016
Il 18 maggio prossimo, Giornata
Internazionale dei Musei ICOM, alle ore 18.30, nelle sale del Museo Diocesano
del Seminario Vescovile “G. Speciale”, sarà inaugurata da mons. Giuseppe La
Placa, Vicario Generale della Diocesi, la mostra d’arte contemporanea dal
titolo “Invisibile”.
L’esposizione nasce da un’idea del
maestro Franco Spena, che ne è anche il curatore e che è riuscito a coinvolgere
artisti da tutta Italia, i quali hanno con entusiasmo accolto l’invito a
inviare al museo opere appositamente create e ispirate al testo da lui
predisposto. Si tratta di opere realizzate con tecnica libera, dipinti,
installazioni, oggetti, contenuti digitali, in grado di offrire uno spaccato di
ciò che di interessante e significativo si produce nell’arte di oggi, e di percorrere una luminosa
esplorazione di alcune presenze artistiche del contemporaneo operanti nel
territorio italiano.
La
mostra si presenta particolarmente affascinante per il dialogo che istituisce
tra antico e contemporaneo, tra opere del passato e opere del presente, offrendo
momenti di riflessione e di straniamento in accordo con Croce quando afferma
che “ogni arte è arte contemporanea”. L’esposizione, nell’accostamento delle
diversità dei linguaggi, delle forme espressive e dei fermenti artistici,
permette di cogliere la continuità dell’arte che, al di là delle differenze, si
pone come testimonianza del tempo, ricerca di verità e spiritualità nella
storia dell’uomo, perennemente in bilico tra memoria, realtà, sogno e
avventura, nella ricerca inquieta di ritrovare se stesso e il suo oltre, nel
proprio viaggio terreno tra visibile e invisibile.
Gli
artisti che espongono, provenienti da ogni parte d’Italia, sono: Salvatore
Anelli, Antonella Ludovica Barba, Calogero Barba, Umberto Benanti, Marco Bruno,
Francesco Antonio Caporale, Oscar Carnicelli, Nicolò D’Alessandro, Giuseppe Di
Maria, Giuseppe Atanasio Elia, Juan Esperanza, Raimondo Ferlito, Franco
Flaccavento, Rosario Genovese, Lillo Giuliana, Nando Granito, Michele Lambo,
Alfonso Lentini, Ruggero Maggi, Salvatore Pepe, Tarcisio Pingitore, Salvatore
Pizzo, Franco Politano, Giuseppina Riggi, Salvatore Salamone, Gianni Santagati,
Delfo Tinnirello, Attilio Scimone, Giusto Sucato, Agostino Tulumello, Ilma
Vizzini, Leda Vizzini.
La
mostra sarà visitabile fino a sabato 11 giungo 2016 negli orari di apertura del
museo: dal lunedì al venerdì 9.00–12.00 e 16.00–19.00, sabato 9.00–12.00;
sabato pomeriggio e domenica su richiesta rivolgendosi al numero 0934.21165.
mercoledì 11 maggio 2016
opera dedicata a "Batatlan di Parigi"
Opera dedicata a "Batatlan" ad Agrigento, all'interno del magnifico Monastero Santo Spirito (dimensioni cm. 250 x cm.160) tecnica acrilico su tela.
martedì 10 maggio 2016
lunedì 9 maggio 2016
domenica 8 maggio 2016
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